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ARTICOLO DEL MESE

  • [ 5/01/10 ]

    Coesione per gli interessi del Paese

    Come spesso accade ultimamente alcuni messaggi delle piu’ alte autorita’ del nostro Paese sono applicabili al nostro tennis. Giro questo messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al presidente della fit binaghi che ha caratterizzato il 2008 e  2009 con interviste denigratorie contro i nostri due migliori tennisti ( in quel momento ) Bolelli e Seppi, rendendosi responsabile di una vergognosa squalifica di fatto di Bolelli per il match di Davis Italia Slovacchia e danneggiando , per l’appunto , l’interesse generale del Paese . Inoltre e’ evidente che le suddette interviste hanno penalizzato a livello di tensione nervosa e critica personale destabilizzante per dei giovani atleti, il rendimento dei due tennisti . Quindi l’Italia tennistica ha pagato un alto prezzo tecnico e di prestigio . Che il messaggio del Capo dello Stato sia di monito e di esempio morale  al presidente Binaghi in futuro .


    Claudio Pistolesi  


    L’appello di Napolitano e Fini - “Coesione per gli interessi del Paese”

    NAPOLI - Un appello alla coesione nazionale del presidente della Repubblica e del presidente della Camera, che si ispirano alla figura di Enrico De Nicola e chiedono di non smarrire, nelle polemiche politiche, “il senso dell’interesse generale”.
    “La libera dialettica di posizioni e di ruoli tra maggioranza e opposizione - afferma il presidente della Repubblica - non esclude che si riproponga in momenti di serie prove per il Paese, l’esigenza di non smarrire il senso del comune interesse nazionale”.


    Il Capo dello Stato è intervenuto a Napoli alla commemorazione di Enrico De Nicola a 50 anni dalla sua scomparsa. Il capo dello Stato parla del primo presidente della Repubblica italiana.
     Il primo insegnamento di De Nicola, sottolinea Napolitano, è “il supremo tenace attaccamento alla necessità di un clima di unità nazionale”. Una lezione dalla quale “abbiamo ancora molto da imparare”.
    E poi la seconda lezione di De Nicola: “Io stesso cerco sempre di imparare da quel che gli fu contestato come incorreggibile ‘formalismo’ e che in realtà era correttezza e rigore nell’esercizio, da parte di ogni soggetto istituzionale, del proprio ruolo e dei propri poteri, rispettandone sempre i limiti invalicabili”. E’ qualcosa, insiste Napolitano che “provocava insofferenza in altri soggetti istituzionali: ma egli ci ha lasciato una lezione di serena fermezza e di ciò gli siamo egualmente grati”.


    Il presidente della Camera Fini ha ricordato De Nicola “e la sua costante attenzione agli interessi superiori del Paese, un prezioso insegnamento sulla via di un rinnovato senso della coesione nazionale, sulla riaffermata appartenenza di tutti gli italiani alla stessa comunità nazionale”.


    “Non c’è dubbio - continua Fini - che senza passione è difficile affermare la partecipazione dei cittadini, che si nutre anche delle legittime idealità di parte”. “Ma oggi, l’affermazione di quella che è la cosiddetta democrazia dell’alternanza in Italia e la fine delle contrapposizioni ideologiche - continua - ripropongono l’esigenza di valori unificanti e condivisi essendo comunque accettata l’idea che in un sistema bipolare ciò che unisce è altrettanto importante di ciò che divide”.


    Il presidente della Camera ha sottolineato che lo statista napoletano si formò in un Italia liberale e giolittiana “assai distante da quella odierna”. “Ma - avverte Fini - i valori e gli ideali di quell’Italia lontana devono poter essere riscoperti per vincere le nostre sfide di Nazione democratica”.


    dal sito La Repubblica - 5 gennaio 2010

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